
Quaderno primo/5
La filosofia greca incontra l' thos di Roma.
 (capitolo Nove del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, volume I,
G. D'Anna, Messina-Firenze. L'indicazione vedi manuale rimanda
alla pagina di questo volume)

Roma e la Grecia.
La superiorit militare di Roma su tutti i suoi avversari nel
Bacino orientale del Mediterraneo cominci ad apparire evidente
con la vittoria di Cinocefale (197 avanti Cristo), in cui le
legioni romane sconfissero per la prima volta la falange macedone,
considerata allora lo strumento bellico pi potente ed efficace
inventato dal genio militare greco-macedone: l'arma che aveva
permesso le straordinarie vittorie di Alessandro Magno. Dopo
Cinocefale il console Tito Quinzio Flaminino, con il proclama di
Corinto, garantiva la libert alle pleis greche dal dominio
macedone.
Mentre l'interesse di Roma per l'Oriente cresceva con la
successiva guerra siriaca, si venivano a delineare due
atteggiamenti opposti verso la cultura greca, che affascinava e
spaventava nello stesso tempo: uno, filoellenico, che faceva capo
alla famiglia degli Scipioni; l'altro, antiellenico, che faceva
capo a Catone il Censore, fiero difensore del mos maiorum (dei
valori morali tradizionali).
Roma riport la vittoria nello scontro decisivo di Pidna (168
avanti Cristo): la sua egemonia si estese cos su tutta l'area
greco-macedone. Del bottino del vincitore, il console Lucio Emilio
Paolo, a cui fu riservato il pi grandioso trionfo della storia di
Roma repubblicana, faceva parte anche la ricca biblioteca del re
macedone. Duri provvedimenti furono presi verso le citt greche,
che si erano schierate contro Roma. La lega achea, che aveva
tenuto un comportamento ambiguo, dovette consegnare ai romani
mille ostaggi: uno di questi era Polibio

L'ambiguo rapporto fra Greci e Romani.
La filosofia degli epicurei, degli stoici e degli scettici, mirata
alla ricerca della felicit dell'individuo, dell'uomo, si
rivolgeva di fatto a un uomo astratto: non  un caso che
epicurei e scettici predicassero esplicitamente il distacco dalla
politica, cio dalla vita quotidiana della plis, in nome di un
cosmopolitismo o di una amicizia fra gli uomini che presupponeva
in qualche modo un mondo ideale, un mondo che - per gli stoici -
era generato e governato da un Lgos divino. La cultura greca
all'inizio dell'et ellenistica  la linfa vitale di questo mondo
che va da Atene ad Alessandria, da Pergamo a Pella: un mondo
diviso politicamente, ma unito dalla lingua comune (koin) che
permette la comunicazione e quindi la comune conoscenza.
L'arrivo dei Romani mostr ai Greci una realt molto diversa da
quella che i filosofi avevano immaginato: era anch'essa una realt
ordinata, retta su saldi princpi, a suo modo universale. Anche se
si trattava di una realt estremamente povera dal punto di vista
filosofico.
I filosofi e gli intellettuali greci reagirono in maniera diversa
di fronte a questa nuova realt: ci fu chi, come gli epicurei, non
fece distinzione fra i vecchi e i nuovi padroni dello stato, e
continu a rivolgersi all'individuo invitandolo ad astrarsi sempre
e comunque dalle vicende della politica; ci fu chi, come i nuovi
scettici, denunci con forza i pericoli del dogmatismo, cio
dell'assunzione di un punto di vista particolare come Verit
universale (quando il dogmatismo si coniuga con la politica
vengono meno la libert individuale e quella di interi popoli); ma
ci fu anche chi, come Polibio e i nuovi stoici, vide in Roma e
nella costruzione del suo impero l'attuarsi di un processo
naturale e razionale, e forn ai Romani sofisticati strumenti di
analisi teorica, capaci di spiegare - e di giustificare - la forza
e la grandezza del nuovo mondo che essi andavano costruendo

